Santa Maria Avvocata, la Storia

Foto di Chiara Bartiromo e Anna Mennella

Santa Maria avvocata, la storia

Video di Anna Mennella

STORIA:

Nel 1508, a Fra Gabriele si uniscono sette suoi compaesani che lo riconoscono come superiore.

Nel 1521, Fra Gabriele muore ed è sepolto nella grotta; in seguito le sue ceneri sono traslate nel santuario, dove sono tuttora.

Gli succede Fra Giovanni Cascetta, ma questi è scacciato e sostituito dall’incaricato dell’Arcivescovo di Amalfi. Il nuovo Priore vende quanto ha valore e, successivamente, abbandona il luogo.

Fra Giovanni torna e l’Avvocata riacquista l’antico prestigio perso.

Nel 1590, l’ultimo eremita, Fra Antonio, fa portare sul monte una statua lignea di piccole dimensioni. Ad essa, nel corso degli anni, sono attribuite lacrimazioni, liberazioni di indemoniati e altri miracoli.

Museo di Arte Sacra ‘Confalone’
Madonna dell’Avvocata,
XVI Secolo

Alla morte di Fra Antonio, il luogo rimane senza eremiti e l’Arcivescovo di Amalfi incarica un sacerdote di occuparsi dell’Avvocata. Con la sua ‘gestione’ molti devoti si allontanano e il culto della Madonna diminuisce nuovamente.

La situazione cambia quando un Padre Gesuita, Bernardo de Ponte, conosciuto e stimato a Maiori, indossa l’abito da eremita e si occupa dell’Avvocata.

Alla sua morte, nel 1622 e fino al 1663, altri frati eremiti sono coadiuvati da Sacerdoti di Maiori che ‘dicono’ messa nella Chiesa.

Nel 1663, l’Avvocata è ‘ceduta’ ai Camaldolesi. Con il concorso dell’Università di Maiori, il luogo prende forma di Eremo ed è riaperto al culto pubblico nel 1686.

Se ne occupano un Priore e nove Padri. Sono costruiti nuovi alloggi ed è allestita una biblioteca. La chiesa è ampliata e dotata di marmi, campane, oggetti preziosi e arredi sacri.

Nel 1720, essa è dedicata alla Madonna Avvocata dal Vescovo di Ravello e Scala. Le cronache dell’epoca raccontano di miracoli.

I Padri Camaldolesi si occupano del luogo per più di 120 anni.

Nel 1807, un decreto del Re Giuseppe Bonaparte sopprime i Conventi e le Comunità religiose. I Monaci Camaldolesi sono scacciati e i beni della Chiesa sono incamerati dalla Corona; l’eremo diviene un presidio militare.

L’anno successivo, i fedeli di Maiori traslano la statua della Madonna nella Collegiata di Maiori, dove si trova ancora oggi.

L’Eremo, rimasto abbandonato e disabitato per anni, finisce in rovina, con i libri dispersi e il legno degli infissi usato come legna da ardere. Un incendio, nel 1838, fa crollare il tetto della chiesa e degli edifici vicini.

Nel 1866 tutta l’area diventa demaniale e, poi, ceduta a privati.

Nel 1888, Antonio Manzi, muratore di Maiori, inizia a riattare l’Eremo e a restaurare l’altare nella grotta. A lui si uniscono molti devoti di Maiori e di Cava.

Nel 1892, il Sindaco di Maiori chiede ed ottiene dai proprietari, per il pubblico culto, la cessione della grotta e dell’area superiore, dove erano i ruderi dell’Eremo crollato.

Nel 1897, il benedettino Romano Iannelli, su suggerimento del comune di Maiori, fa ricostruire alcuni edifici, il campanile e l’antica chiesa e qui fa collocare una nuova statua vestita.

Nel 1913, l’Abate Angelo Ettinger, acquista il santuario e il bosco circostante, che da allora sono patrimonio dell’Abbazia Benedettina.

Purtroppo, nel 1937, la statua è bruciata da un fulmine. L’Abate Rea ne commissiona un’altra.

Madonna dell’Avvocata,
XX Secolo

Agli inizi degli anni quaranta, nel giorno di Pentecoste, la nuova statua è benedetta e, il giorno dopo, portata in processione sul Monte Avvocata, dove la si può ammirare ancora oggi.

Agli inizi del terzo millennio, nel 2002, la statua è restaurata, poi benedetta e incoronata da San Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro a Roma.

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